Come redigere un parere motivato

Prima di cimentarci nella redazione di un parere, è necessario chiarire cosa esso sia. Il parere è la soluzione giuridica che l’avvocato propone al cliente relativamente ad una determinata problematica sottopostagli: se in studio, spesso, il parere viene formulato oralmente, in sede d’esame occorre redigerlo in forma scritta. Dal punto di vista strutturale, il parere consta essenzialmente di tre parti:

  1. l’introduzione (o incipit);
  2. lo svolgimento;
  3. la conclusione.

Vediamole nel dettaglio.

– Introduzione –

In questa sezione si deve illustrare il caso prospettato dal cliente nonché individuare l’istituto o gli istituti giuridici rilevanti per la soluzione della questione giuridica. Durante le esercitazioni, consiglio di utilizzare sempre il medesimo periodo introduttivo: in sede d’esame sarà utile per vincere la famigerata paura del foglio bianco. Un esempio di introduzione è:

“Il caso giuridico oggetto di odierna disamina concerne l’istituto del _____ di cui all’art. _____c.c.. Più nello specifico, il sig. Tizio chiede allo scrivente se sia legittimo o meno…”

raccontando sommariamente il fatto.

– Parte centrale –

La fase dello svolgimento non è assolutamente quella del copia/incolla della sentenza risolutiva. Questa è la sezione ove si dovrà dimostrare di saper porre in essere un ragionamento logico-tecnico-giuridico. Di talché, dopo aver individuato l’istituto giuridico rilevante, si procede alla sua trattazione. Un esempio di introduzione della fase di svolgimento è:

“Per rispondere adeguatamente al quesito posto dal sig. Tizio, è opportuna una breve digressione sull’istituto del _____. In particolare…”

procedendo, poi, con l’analisi dell’istituto, onde ritornare alla fattispecie concreta. Ad esempio:

Nel caso in esame non vi è dubbio che…”.

È d’uopo argomentare ivi la tesi che si intende abbracciare; solo a posteriori è doveroso citare la soluzione adottata dalla Suprema Corte, parafrasandola (questo non significa ricopiarla). Ad esempio:

Tale assunto è stato, peraltro, confermato dalla Suprema Corte di Cassazione, la quale, chiamata a pronunciarsi su un caso simile, ha statuito che…” .

– Conclusione –

In quest’ultima fase va formulata, succintamente, la soluzione al caso di specie da suggerire al cliente. Ad esempio:

“In definitiva, alla luce di quanto sopra esposto ben potrà il sig. Tizio adire in giudizio…”.

– Nota bene –

Pare opportuno evidenziare che quelli riportati nell’articolo de quo, sono meri esempi esplicativi personalizzabili a tuo piacimento.

Si consiglia di non eccedere nella “lunghezza” del parere: non è una monografia nè un tema. Si consiglia, altresì, di scrivere “il giusto” in forma breve, chiara e coincisa.

Da ultimo, il parere posto in essere non deve essere assolutamente né firmato né datato atteso che questi sono configurabili come segni di riconoscimento e, come tali, rendono non valido il lavoro svolto.

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